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Analisi di mercato

Buy the news and sell the fact: il caso Brexit

“Comprare la notizia e vendere il fatto”, nel mercato Forex, è una strategia dove il tasso di cambio (ad es. EURUSD) si muove al rialzo per via degli acquisti dei trader a causa di un rumour che hanno sentito riguardo all’andamento economico o politico di uno stato che utilizza una moneta compresa nel tasso di cambio. I trader ascoltano i rumours e iniziano ad acquistare, con la credenza che, alla fine, le voci si trasformeranno in una quantità significativa di denaro da guadagnare.
La tragicommedia della Brexit fornisce un buon esempio di una situazione in cui questa strategia è stata utilizzata per negoziare la sterlina. È accaduto molte volte, infatti, che i trader sono andati short su GBPUSD o GBPEUR sulle voci secondo cui un “no deal” o una “hard Brexit” potessero realizzarsi, e sono andati long quando le voci lasciavano intendere a un rinvio o a una “Brexit soft”. Gli accordi firmati dal primo ministro Theresa May con la Commissione europea rappresentano esempi in cui i trader sono andati long sulla sterlina. Ma poi, questi accordi non sono stati sostenuti dal Parlamento britannico.
Vediamo qualche esempio concreto.
Il 10 dicembre 2018 Theresa May prende atto dell’opposizione all’accordo di divorzio dall’UE, da lei sottoscritto con Bruxelles qualche giorno prima, da parte dei membri del suo partito e degli alleati, gli unionisti nordirlandesi, riguardo la clausola del backstop e decide di rinviare il voto di ratifica in parlamento. I traders avevano già scontato da due giorni la notizia e il pound arriva a perdere, il giorno della dichiarazione, il -1,24%, per poi recuperare il +1,16% poche ore dopo.
Il 15 gennaio 2019 la Camera dei Comuni boccia l’accordo May con 432 voti contrari. Anche in questo caso, il risultato era già stato “comprato” dai trader, che avevano scommesso sui rumors della bocciatura nei precedenti tre giorni, salvo poi vendere a votazione avvenuta.
Il 12-14 marzo la Camera dei Comuni vota ancora tre mozioni presentate dal governo sulla Brexit. La prima, che ripropone l’accordo negoziato con l’Unione, leggermente modificato per quanto riguarda la clausola sulla frontiera irlandese, è respinta il 12 marzo con 391 contrari e 242 favorevoli. Un esito che, già nelle ore prima del voto, era sembrato inevitabile. I rumours sul probabile caos generato dalla decisione erano già stati scontati dai trader, che in tarda mattinata avevano svenduto la sterlina.
Il 13 marzo, il Parlamento si esprime sull’eventualità di un no deal nel giorno fissato del 29 marzo; con 312 voti favorevoli e 308 contrari, la Camera approva l’emendamento che escludere tale possibilità. La May subisce un’altra umiliazione, quando inaspettatamente alla Camera passa l’emendamento che esclude in toto il “No Deal”. I trader acquistano il “fatto” e la sterlina si apprezza del +2,02% contro il dollaro.
Infine, il 14 marzo la Camera approva, con 412 voti a favore e 210 contrari, un emendamento che prevede un rinvio della data di uscita oltre il 29 marzo per avere più tempo di prepararsi, una volta che sia stato approvato un accordo con l’Unione. Nel caos, i trader tornano a vendere e la sterlina perde di nuovo il -0,73%.
Il 24 maggio la May annuncia le sue dimissioni da leader del Partito Conservatore, per non essere riuscita a portare a compimento l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. I trader vendono il “fatto”, andando long sulla sterlina, dopo aver acquistato i rumour delle dimissioni nei precedenti quattro giorni, nei quali la sterlina perde sistematicamente nei confronti del dollaro.
 
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