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Record di posizioni long sull'euro per gli asset manager

L’euro è rimasto invariato a 1,1296 (+0.02%%) rispetto al dollaro lo scorso 15 febbraio, al termine di una settimana che ha visto nuove tensioni sui mercati azionari internazionali, legati soprattutto a dati macroeconomici non positivi relativi sia all’economia dell’eurozona che a quella americana, allo shoutdown del settore pubblico negli Stati Uniti e alle incognite legate ai risultati dei negoziati tra Cina e Stati Uniti sulla questione della guerra commerciale.
Il Consiglio direttivo della BCE ha dichiarato concluso il programma di alleggerimento quantitativo, a partire dallo scorso gennaio. L’indice CPI dell’Eurozona è cresciuto del +1,4% a gennaio, dal precedente +1,6%, mentre l’inflazione core è salita al +1,1%, dal precedente +1,0%. L'inflazione si conferma quindi al di sotto della soglia obiettivo del +2,0% indicata da Francoforte. Il Governatore Draghi ha dichiarato che la banca centrale proseguirà la sua politica monetaria espansiva attraverso il reinvestimento degli utili derivanti dai titoli di Stato acquistati e che sui tempi di rialzo dei tassi ci potrebbero essere degli slittamenti rispetto al periodo indicato dell’estate 2019, se le prospettive di inflazione dovessero essere riviste al ribasso. La politica monetaria della BCE rimane così strettamente legata ai dati e pertanto in caso di un calo della liquidità o di un peggioramento dell’outlook dell’inflazione vi potrebbe essere “un aggiustamento del percorso previsto per l’aumento dei tassi”, come dichiarato dallo stesso Draghi.
La Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse di 25 basis points durante la riunione del FOMC del 19 dicembre scorso e, almeno secondo le dichiarazioni di alcuni esponenti, per quest'anno ci dovrebbe essere al massimo un aumento. Dopo la pubblicazione degli ultimi dati macroeconomici, che hanno mostrato una contrazione delle vendite al dettaglio e un mercato del lavoro che comincia a mostrare qualche segnale di rallentamento, e il tasso di inflazione sceso al +1,6%, al di sotto della soglia obiettivo del 2,0%, la stance monetaria della Fed potrebbe diventare più dovish.
L’ultimo rapporto COT su Euro FX, pubblicato dalla Chicago Mercantile Exchange e riferito alle posizioni Futures Only pubblicato il 22 gennaio, mostra come i levereged funds hanno diminuito le loro posizioni lunghe sull'euro, mentre gli asset manager hanno raggiunto il massimo storico nelle loro posizioni long. Secondo gli ultimi dati, i levereged funds hanno diminuito le loro posizioni long di -4,187 unità a 27,903 complessive e hanno leggermente aumentato le loro posizioni short di +832 unità a 112,808 complessive, mantenendo la differenza tra posizioni lunghe e corte sotto la soglia delle 100.000 unità e suggerendo così di scommettere su un deprezzamento a breve termine dell’euro nei confronti del dollaro. I dealers hanno leggermente aumentato le loro posizioni long di +456 unità a 39,231 complessive e hanno diminuito le loro posizioni short di -1,895 unità a137,923 complessive. Infine, gli asset manager hanno aumentato a 310,543 unità le posizioni long (+3,024), portandole al massimo storico dal 2009, e aumentato a 162,743 unità anche le posizioni short (+1,239).

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